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Contessa è sorto nel 1450 sulle rovine abbandonate di un antico casale preesistente. il Casale di Comitissa o Vinea Comitissae, viene ricostruito e ripopolato da soldati albanesi, provenienti dal Casale di Bisiri (Mazara) dove avevano prestato servizio per il re di Napoli dal 1448.

Le notizie storiche antecedenti al 1450 riferiscono solamente l'apparteneza ad uno dei tanti casali medievali afferenti al Castello di Calatamauro.

A partire dal XVI secolo si riscontrano documenti notarili o ecclesiastici che riguardano la nuova comunità degli albanesi stabilitisi nell'antico casale.

Gli Albanesi venivano comunemente chiamati "greci", in quanto si dava maggior rilevanza alla diversità religiosa (rito greco) piuttosto che all'origine etnica (albanese).

Ancor oggi gli abitanti dei paesi confinanti continuano a chiamare i contessioti "greci di la Cuntissa".

La fondazione di Contessa viene attribuita agli albanesi che nel 1450 avviarono la ricostruzione del casale abbandonato e lo ripopolarono, che si sviluppò però significativamente solamente dopo il 1500, quando furono sottoscritti i Capitoli di concessione dei feudi di Contesse e Serradamo.

Il 14 dicembre del 1517 fu redatto l'atto di affitto a Chiusa, presso il notaio Francesco Florena, sottoscritto da una rappresentanza della comunità albanese di Contessa.
Prima che scadesse il contratto di affitto di nove anni, gli Albanesi di Contessa sottoscrissero con Don Alfonso Cardona un atto di concessione, presso lo stesso notaio Florena di Chiusa, il 2 dicembre 1520.
Con questo atto i feudi di Contessa e Serradamo furono assegnati agli Albanesi, che li coltivarono a grano e li trasformarono in vigneti, uliveti e frutteti.

Altri profughi albanesi intanto nel 1521 raggiunsero Contessa: Don Alfonso Cardona pagò il nolo delle navi per il loro viaggio dall'isola greca di Andros a Messina.

A soli 5 km dal centro abitato di Contessa Entellina, in località Bosco del  Pomo vi è l'ingresso della riserva di Santa Maria del Bosco.

L’aspetto naturalistico della riserva rappresenta ciò che resta delle antiche foreste che ricoprivano questi territori. All’interno dell’area L’ingresso della riserva protetta si trovano diversi ambienti: Monte Genuardo (1.180 m s.l.m.), la zona di Santa Maria del Bosco e la l'area del Bosco del Pomo.

La Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella è ubicata nella Sicilia centro-occidentale, in quello che comunemente è detto “entroterra siciliano”: in questa zona, unico esempio di intervento mirato allo sviluppo del territorio è costituito dalla presenza, ai piedi della Rocca di Entella, della Diga Garcia che, sbarrando il braccio sinistro del fiume Belice, ha dato origine all’omonimo lago.
Quest’ultimo, oltre ai vantaggi arrecati all’agricoltura, ha attenuato le asprezze del paesaggio ed oggi costituisce un importante punto di riferimento per gli uccelli migratori. La riserva ricade nel territorio comunale di Contessa Entellina (provincia di Palermo), poco distante dai confini dei comuni di Poggioreale e Monreale, e delle province di Palermo e Trapani.
Nei pressi della Rocca, la presenza dell’importante sito archeologico di Entella, le rilevanze geologiche e naturalistiche che caratterizzano il territorio, nonché la vicinanza dell’abitato di Contessa Entellina (le cui origini affondano radici nell’antica cultura albanese) fanno di quest’area geografica, contestualmente all’istituzione della riserva, il motore di un’azione di rilancio e sviluppo dell’intero territorio.

La riserva Naturale Integrale “Grotta di Entella”, inserita nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali (Decreto Assessore del Territorio e dell’Ambiente 970191), è stata istituita nel 1995 dalla Regione Siciliana.
La gestione è stata affidata al Club Alpino Italiano - Sezione Sicilia con il compito di salvaguardare l’integrità della grotta e promuovere la ricerca e la conoscenza intorno all’area protetta. Prima dell’istituzione della riserva, la Grotta di Entella non era stata oggetto di interesse da parte del mondo speleologico siciliano.
Le prime esplorazioni, condotte dal Club Alpino Siciliano, risalgono agli anni ‘50. Grazie ad un gruppo di ambientalisti è stata avanzata la proposta di farne una riserva naturale. Il territorio sottoposto oggi a tutela rappresenta una piccola porzione dell’intero rilievo della Rocca di Entella.

La Grotta di Entella  è una cavità ormai completamente inattiva al suo interno, perché non vi scorre più acqua. La parte attualmente rilevata ha uno sviluppo complessivo di circa 400 metri ma recenti esplorazioni, condotte dal personale della riserva e da alcuni volontari della Sezione C.A.I. di Petralia Sottana, hanno portato alla conoscenza di un nuovo ramo, posto a quota più alta degli altri livelli conosciuti di notevole interesse geologico, archeologico e speleologico.
Il tratto iniziale della grotta è costituito da una galleria a meandri lunga circa 10 metri e larga circa 1 metro attraverso la quale si raggiungono le parti più interne del sistema carsico sotterraneo, passando per grandi saloni, piccoli salti, tratti appena percorribili per le ridotte dimensioni, scivoli e pozzi che ammettono nei rami più alti della grotta. Questa, infatti, si sviluppa su almeno quattro differenti livelli di gallerie, ognuno dei quali testimonia lunghi periodi di stasi della falda idrica presente al di sotto della Rocca di Entella.
Le pareti sono costituite da macro cristalli di gesso, mentre splendide infiorescenze di cristalli di gesso, stalattiti e stalagmiti contribuiscono a rendere più suggestivo questo scenario da fiaba. 

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