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Storia

Mezzojuso sorge sulle pendici orientali della Rocca Busambra, inserito in un grandioso scenario naturale caratterizzato da un paesaggio prettamente boschivo ed agricolo.

Accanto ad un importante nodo stradale in cui non manca la vegetazione e l'acqua, sorge un luogo di sosta e di ristoro che diverrà villaggio (Manzil in arabo). Il proprietario si chiama Yûsuf. Nasce così il Manzil Yûsuf.  La fondazione ad opera dei saraceni del casale Manzil Yûsuf viene fatta in onore dell’emiro Abu al Fatah Yusuf nel secolo X. Dal villaggio prende nome il feudo, in cui sorge, e Ruggero II il Normanno, scacciati i Saraceni, lo dona, intorno al 1132, al Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo. Il villaggio, ingranditosi e popolatosi, ha la sua Universitas e dopo la guerra Vespro (1282) manda i suoi rappresentanti al primo Parlamento di Palermo. Il nome del villaggio Manzil Yûsuf, dopo molte variazioni grafiche e fonetiche, diventa l'odierno Mezzojuso.

Dopo l'epoca del Vespro, non se ne avrà più notizia, quasi, fino alla fine del XV secolo. Durante la migrazione degli albanesi in Sicilia, i primi profughi balcanici (circa 1.200), principalmente militari, si stabiliscono nel casale di Mezzojuso, risollevandolo dalle condizioni poco floride in cui l’avevano trovato. Nel 1501 i rappresentanti del popolo di Mezzojuso, per non vivere ancora in disagio, stabilizzano la loro posizione stipulando le “Capitolazioni” con il Monastero di S. Giovanni degli Eremiti. Nel 1524, l’abbazia di S. Giovanni degli Eremiti sarà soppressa e i suoi beni trasferiti ai sei Canonici della Cattedrale di Palermo, i quali con atto definitivo del 1526, danno in gabella il feudo di Mezzojuso a Giovanni Corvino (o Corbini). Il Corvino era n commerciante di antica e nobile famiglia pisana che ingrandì il suo commercio di tessuti esportando anche prodotti agricoli.

Il feudo di Mezzojuso ceduto in enfiteusi ai Corvino, nel 1587, passa, allo spagnolo don Blasco Isfar Corlglies il quale lo trasforma in baronia. Don Giuseppe Groppo Scotto, nel 1619, diverrà Marchese di Mezzojuso, e, infine nel 1639, don Blasco Corvino Sabea verrà elevato alla dignità di Principe di Mezzojuso, la cui feudalità si estingue, nel 1832, con la morte di don Francesco Paolo Corvino Filingeri.

Nella rivolta contro i Borboni (1848-1860) Mezzojuso si pone fra i principali centri organizzativi. Qui sarà fucilato F. Bentivegna il 21 dicembre 1856. Dal 2 al 4 agosto 1862 Mezzojuso accoglie Garibaldi e il barone Nicolò Di Marco gli indicherà la via per entrare in Palermo.

Da oltre un secolo, non si parla più l’albanese. Venuta meno la diversità linguistica, l’identità etnica verrà percepita nella diversità liturgica. La storia ha lasciato segni tangibili nei monumenti ed opere d’arte che ornano questo centro, nelle tradizionali manifestazioni religiose. Comunque l’elemento che ha dato impulso indelebile alla cultura di questo centro è la compresenza di due popoli, il siciliano e l’albanese. Tale compresenza ha permesso la fioritura di numerosi centri culturali e religiosi.

Gli abitanti del luogo si chiamano Menziusari o Mezzoiusani. Oggi, l’economia del paese si basa, essenzialmente, sulla coltivazione dei tradizionali seminativi come il grano il duro, la sulla, i cereali, l’olio extra vergine, proveniente da vecchi e nuovi impianti di oliveti, e dall’allevamento di ovini, bovini e caprini.

 

 

 

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