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Festività e tradizioni

La più significativa manifestazione è quella del periodo prima di Pasqua, con il "Mastru di Campu", che si svolge l'ultima domenica di Carnevale. Vi partecipano un centinaio di personaggi indossanti costumi d'epoca, che impersonano il re, la regina, il barone, il segretario, la baronessa, il tamburinaio, il comandante dell'artiglieria, ed il personaggio principale del "Maestro di Campo", che lotta contro il re.

Dopo svariati assalti al castello reale (ovviamente si tratta solo di un palco di legno) e dopo avere ricevuto una ferita, in conseguenza della quale fa la caratteristica "caduta", il Mastro di campo alla fine vince la sfida e conquista il cuore della regina. La pantomima trae origine da un fatto veramente accaduto nel '400, quando la vedova di Martino il Giovane, Bianca di Navarra, rifiutò di cedere la reggenza dell'isola a Bernardo Cabrera, conte di Modica e gran giustiziere del Regno. Nelle festività vi sono poi i riti della Settimana Santa nelle Chiese greco-bizantine; la festa di S. Giuseppe (27 agosto); la festa del SS. Crocifisso con "a cunnutta" o processione delle Torce, la terza domenica di maggio.

Carnevale

Mastro di Campo

 

Si svolge ogni anno, nell'ultima domenica di Carnevale, "Il Mastro di Campo", nella pubblica piazza. Si tratta della festa più importante per Mezzojuso, di una rara permanenza su quelle antiche rappresentazioni in forma pantomimica, che si usavano svolgere nelle piazze. Di questa pantomima trattò già nel XVIII secolo, il Villabianca, ma la inquadra a Palermo, presso gli antichi quartieri del centro storico della città, si presume siano la Kalsa o l'Albergaria, dove era nota come “Atto di Castello”. Il Mastro di campo posto alla testa di una piccola armata, deve marciare verso il castello e prendere con sé la Regina. Mentre il Re si prepara alla difesa, e le truppe si combattono tra loro, il Mastro di Campo, inerpicato su di una scala deve tentare il rapimento della Regina, ma viene respinto dalle guardie che lo fanno cadere giù. A Mezzojuso, questa antica tradizione presenta caratteristiche per certi versi analoghe a quelle dell'antica pantomima di Palermo, ma arricchita da elementi propri della tradizione locale. Appare infatti un figurante col volto coperto da una maschera rossa, che cerca di conquistare la sua amata regina, arroccata nel castello. Egli infine riesce a conquistare la sua amata. Si tratta di una rappresentazione che ricorda l'impresa del conte Bernardo conte di Modica, che, per cercare di conquistare la regina Bianca da lui amata,nel 1412 scalò le mura del palazzo Steri a Palermo. Il racconto tratto dal fatto storico, da cui trae origine la pantomima del "Mastro di Campo" avrebbe quindi nel tempo subito delle sostanziali modificazioni dettate dalla fantasia, che avrebbero portato la bella Regina ad essere innamorata del Mastro di Campo. In realtà Bianca Navarra, non voleva proprio sapere nulla di cedere alle lusinghe del Cabrera... L'evento si svolge nella pubblica piazza cittadina con la partecipazione di numerosi figuranti, è molto atteso da tutta la cittadinanza, ed è rappresentato sin dal XVII secolo. Si tramanda oralmente e propone dei personaggi abbigliati con costumi spagnoleggianti siciliani. Nel corso dei secoli, l'evento ha subito delle modifiche, come quelle relative all'intervento del personaggio storico "Giuseppe Garibaldi" e di alcuni suoi uomini garibaldini. Sembra che questa particolare innovazione abbia avuto origine alla fine dell'800, quando apparve un figurante vestito appunto da Garibaldi. Tale evento scosse lo spirito patriottico degli spettatori, che applaudirono tanto fragorosamente alla novità, da far sì che nelle edizioni successive si riproponesse sempre la figura del condottiero dei due mondi, Garibaldi. La partecipazione dell'eroe nazionale, e dei suoi uomini, è molto attiva: i garibaldini ingaggiano una bella battaglia con le guardie saracene del castello. Altri caratteristici personaggi di tale pantomima sono gli alleati del Mastro di Campo, i briganti ed i guerriglieri che vogliono sovvertire l'ordine rappresentato dalla Corte del Re ed il "Diavolo Pecoraio", un figurante rivestito di pelli di pecora che rappresenta il reale avversario dell'eroe della pantomima. Nonostante le modificazioni suesposte, c'è da dire che i caratteri dei protagonisti sono pressoché identici a quelli delle rappresentazioni originali, e il Mastro di Campo continua ad essere rappresentato come una figura grottesca, irreale, mentre la regina è come una donna dolce e mite. Alla fine tutte le maschere scendono dal palco adibito a Castello e si cominciano a diffondere le note martellanti delle danze della Tubiana, che si rifanno ad un antico ballo di Carnevale, tipicamente siciliano.

 

Le fiere

L’ampio complesso dei momenti cerimoniali e festivi, a Mezzojuso, è costituito dalle feste religiose e principalmente dalle “Fiere”. Le antiche fiere, chiamate “fiere Franche” perché in tali occasioni veniva abolita il dazio di due grana su ogni rotolo di carne venduta al pubblico, erano: Santa Maria di tutte le Grazie (28 Aaprile); del Santissimo Crocifisso (3° domenica di Maggio); dei Santi Salvatore e Vittoriano (26 Agosto); di Maria Santissima dei Miracoli (6-7-8 Settembre); più tardi, nel calendario delle fiere, è stata inserita anche quella di San Giuseppe (25-26-27 Settembre) e quella di Santa Lucia (Agosto). Ogni fiera presenta delle connotazioni particolari anche se fondamentalmente le manifestazioni sia di carattere religioso che popolare si svolgono tutte secondo lo stesso schema.

U Paliu

Nell’imminenza delle Fiere, il primo giorno che precede il novenario viene caratterizzato con “l’appizzatina d’ù Paliu” sul campanile della chiesa ove si trova la statua del santo festeggiato. Il Palio per i fedeli di rito greco consiste in una bandiera rossa con al centro un’aquila bicipite nera, per i fedeli di rito latino in una bandiera bianca con una croce rossa che l’attraversa per intero; era il segnale dell’inizio del scambio delle mercanzie tra Mezzojuso e gli altri Comuni.

 

‘A Cunnutta

È una processione a carattere religioso – penitenziale; una volta divisa in due parti, di cui una chiamata “‘a cunnutta ri reali”, perché su dei vassoi venivano portati gli ex voto e la preziosa biancheria d’altare e nel contempo aveva lo scopo di far conoscere la peculiare arte del ricamo, del filet, del tombolo e dell’uncinetto, in cui sono maestre le nostre donne, un settore quasi sconosciuto che merita di essere incoraggiato e valorizzato. Chiudevano la processione dei portatori di ceste ricolme di pani che venivano distribuiti ai poveri al termine del giro del paese. Il giorno dopo aveva e, ancora oggi, ha luogo la condotta delle torce , grossi ceri che i fedeli per devozione o per voto portano in processione per le vie del paese, preceduti da tamburi; avanti le donne a piedi su due file, seguono gli uomini che a cavallo sorreggono anche loro grossi ceri; infine due “retini” di muli che portano basti e bisacce di “ferba” ricolmi di grano. Si tratta di basti e bisacce di particolare finezza, con fregi e ricami eleganti; i muli sono adornarti con finimenti ricchi di festosi sonagli, e perfino la coda, rinchiusa in una guaina di tela. Le offerte rappresentano la caratteristica di una comunità legata all’economia della sussistenza. La sera si svolge la processione alla quale prende parte l’intera popolazione. Dopo la funzione religiosa ha luogo la festa in piazza consistente in una serie di manifestazioni musicali e folcloristiche. I festeggiamenti si conocludono con i fuochi pirotecnici.

 

La Settimana Santa

I riti della Settimana Santa si svolgono con la festosità tipica dell’Oriente Bizantino, ed hanno inizio cl canto che annuncia la resurrezione di Lazzaro: “Mirë Mbrëma”. Secondo l’antica usanza  si esegue di notte di casa in casa, dal mercoledì  al sabato precedenti la Domenica delle Palme. Alla fine del canto mentre la musica suona, si aprono le porte ed avviene l’offerta, tra lo scambio degli auguri.

Per la tradizione latina, le funzioni della Settimana Santa ricalcano quelle che si svolgono in tutta l’isola. Di particolare rilievo la processione dell’Addolorata che si effettua la sera del Giovedì Santo in un’atmosfera di grande raccoglimento e suggestione. La notte, per le vie del paese, i giovani di rito latino cantano il “Popule mee”. Nella tradizione greco-bizantina, le solenni liturgie si celebrano tra il profumo degli incensi ed i melodiosi canti. I momenti rituali, ampiamente partecipati, si snodano in una successione di intense cerimonie che culminano nella funzione del Giovedì e del Venerdì Santo; quest’ultima accompagnata dal bellissimo canto “Simeron Kremàte” e delle “Lamentazioni”.

Significativi sono, ieri come oggi, i vari momenti liturgici che si concludono la sera con la commovente processione del Cristo Morto. Nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua si svolge la notturna funzione del “Cristòs Anèsti” (Cristo è risorto). Le note melodiose del canto che annuncia la resurrezione del Cristo, svegliano il paese che partecipa alla cerimonia delle luci. Il rito sacro, i canti bizantini e le volute d’incenso creano un’atmosfera molto suggestiva. La funzione acquista un particolare valore ecumenico per il canto del Vangelo in diverse lingue.

 

Il Santo patrono

Il 6 Dicembre giorno dedicato a San Nicola, patrono di Mezzojuso, si distribuiscono i “panuzza di Santu Nicola” che vengono assunti come sacramentali; alcuni si mangiano, altri si conservano e, lanciati sui tetti, servono a scongiurare e placare eventuali tempeste. I panuzza sono panini rotondi dal diametro di 5 cm. circa, confezionati da alcune famiglie per voto o per grazia ricevuta e, nella parte superiore,  portano impressa l’immagine del Santo.

 

’A Sceusa

La notte dell’Ascensione, i pastori portavano le mandrie al “Fiume” per un bagno purificatore che serviva a preservarle dai malanni. Generalmente, l’occasione coincideva con il giorno della “Transumanza”. Le mandrie  si trasferivano nelle regioni elevate dove trascorrevano l’estate all’aperto, la notte si ricoveravano in appositi recinti, per gli ovini detti “Marcati”, per i bovini “Parchi”, per i vitelli “Zzaccanu”. Accanto ai recinti, di norma, si costruisce la “Furnaca” (cucina) controvento, nella quale, si pone un grande calderone. Da questa rudimentale cucina, costruita con grosse pietre murate con argilla, dipende, la buona riuscita del formaggio e della ricotta. Il ricovero dei pastori è costituito dal “Pagghiaru”, al suo interno si trova l’“Ittena” che funge da giaciglio mentre il resto del locale per la“Zammateria” ossia il luogo riservato alla lavorazione dei latticini.

 

La Vampa di Sant’Antonio

Il 16 Gennaio, la sera della vigilia della festività di Sant’Antonio il Grande, si accende un imponente falò “La vampa”. Quando la legna, precedentemente benedetta, si esaurisce, i contadini prendono un tizzone spento per attaccarlo, come talismano, nella sella. Raccolgono la cenere perché ad essa vengono attribuite proprietà taumaturgiche in caso di malattia delle bestie. Il giorno dopo gli animali sfilano per la tradizionale benedizione.

 

 

‘U saccu di lu Bambinu

Consisteva in una singolare processione che si svolgeva il pomeriggio del 25 Dicembre. Tra una folla di ragazzi, alcuni reggenti una canna con sopra una stella di cartone ricoperta di carta stagnola con dei nastri pendenti, veniva portato un Bambino Gesù adagiato su rami di Mortilla. Seguivano alcuni portatori di sacchi di tela bianchi contenenti pacchetti di dolci e frutta. Un sacerdote di rito greco, li lanciava con perizia nell’immensa folla convenuta in piazza per l’occasione. I veri protagonisti erano i bambini che concludevano allegramente le Festività del Natale.

O e Bukura More

Il 15 Agosto, in occasione del pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Udienza, ed il 29 Maggio, data della caduta di Costantinopoli, al tramonto dl sole, i nostri progenitori intonavano, in lingua albanese, il malinconico canto O e Bukura More. Quelle date, l’ascesa sulla Brigna, il volto rivolto verso oriente ricordano il dolore e la sofferenzs degli avi per l’abbandono della Patria e della terra d’origine.

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