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Gabriele Buccola

Considerato uno dei pionieri della psicologia sperimentale, nacque nel 1854. Nel 1887 fondò la rivista ”l’Atomo” e successivamente “Pensiero ed Azione”. Scrisse la sua prima opera “la Dottrina dell’eredità e i fenomeni psicologici quando era ancora studente di Medicina”. Dopo essersi laureato lasciò la Sicilia un’interessante attività scientifica che lo portò a Firenze, Reggio Emilia, Torino e Monaco di Baviera. La sua opera più importante per la quale viene ricordato è “La legge del tempo nei fenomeni del pensiero”. Nel 1885 morì improvvisamente a Torino.

 

Onofrio Buccola

Sacerdote, fu Arciprete della Chiesa madre di rito greco-bizantino San Nicolò di Mira. Fu autore di tre significative memorie storiche: “la Colonia greco-albanese di Mezzojuso”, “Mezzojuso e la Chiesa di Santa Maria”, “Nuovi Documenti Storici e Toponomastica Siciliana – Etimologie Arabe – Menzoiuuso”, pubblicato a cura di un comitato per le onoranze dell’Arciprete Buccola nel 1926 a Palermo.

 

Nilo Catalano

Nato da genitori latini in terra di Massa, diocesi di Messina, si fece monaco al Monastero di Grottaferrata, dove emise i voti religiosi all’età di 22 anni.

Mandato a Mezzojuso presso il monastero fondato dai Reres, apprese la lingua albanese, il greco letterario e quello volgare. Ivi esercitò l’ufficio di lettore, maestro dei Novizi, vicario e infine quello di Abate.

Nel 1682 fu mandato in Corsica quale visitatore Apostolico dei Greci là residenti. Nel 1693 fu mandato nella provincia della zimarra in Albania, come vicario Apostolico e col titolo di Arcivescovo di Durazzo. Morì a Drimades in 1694.

Scrisse un lessico manoscritto albanese – italiano ed italiano – albanese e un saggio di Grammatica, preceduto da due pagine scritte con alfabeto greco, di cui alcune lettere fornite di segni diacritici e contenenti la traduzione che si legge nel Cuneus del Bogdani abbastanza modificata ed il canto tradizionale Kënka e Pal Golemit, tutte opere andate perdute. Il manoscritto del Catalano, infatti, nel 1791, appartenne ad un certo Scariano da Palazzo; nel 1923 ne entrò in possesso il poeta pianioto Giuseppe Schirò, ma non è stato ritrovato nel suo archivio. 

 

I Corvino

Signori dello Stato di Mezzojuso. Si pensa appartenessero alla dinastia dei sovrani ungheresi. Nell’ultimo scorcio del XV secolo da Pisa un ramo giunse a Palermo e in breve tempo essi divennero padroni di vasti possedimenti , case, magazzini, mulini, vigne e uliveti. Invogliato dal risveglio agricolo, determinato dall’aumento del prezzo del grano, il Barone Giovanni, già gabellotto, nel 1527 acquistò in enfiteusi perpetua, con tutti i diritti, il feudo di Mezzojuso e di Scacciavacca. Nel 1639 la signoria dei Corvino fu elevata al rango di principato con Don Blasco. L’ultimo esponente della famiglia fu il principe Francesco Paolo morto senza eredi nel 1832.

 

Andrea Cuccia (papas)

 Nacque a Mezzojuso il 24 Ottobre 1788 e morì all’età di 95 anni il 18 marzo 1875. Compì i suoi studi presso il Seminario Italo-Greco-Albanese di Palermo dove in seguito occupò la carica di vice-rettore. Di lì veniva chiamato in Napoli ad occupare la carica di Parroco curato della Reale Parrocchia Greca dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Nel 1845 veniva, chiamato dal Re, ad occupare la carica di Rettore del Seminario italo-greco-alabnese di Palermo. In seguito ad una malattia si ritirò nella casa della parrocchia greca di Palermo, di cui era parroco, dove morì nel 1875. La sua salma veniva seppellita nella chiesa del SS. Crocifisso in Mezzojuso.

 

Simone Cuccia

Nacque ad Augusta il 15 Marzo 1841. Convittore nel Seminario Greco di Palermo, dalle scuole ginnasiali e tecniche passa all’università. Nel 1862, ad appena 21 anni, ottenne la laurea in giurisprudenza. Mentre attendeva alla pratica forense cominciò ad insegnare nel Ginnasio Vittorio Emanuele lettere e filosofis e poi etica e diritto positivo privato nell’istituto tecnico. Fu inviato dal rettore dell’Università di Palermo ad occupare la cattedra di introduzione alle scienze giuridiche e Storia del diritto. Venuto a mancare il prof. di Diritto e Procedura Penale, fu chiamato dal rettore all’insegnamento della materia. Ricoprì molte cariche importanti fra le quali consigliere del Banco di Sicilia, membro del consiglio sanitario Provinciale, presidente della scuola superiore Turrisi Colonna.    Quando nel 1882 fu eletto, nel Collegio di Palermo, deputato al Parlamento nazionale, venendo riconfermato per altre tre legislature, lascia l’insegnamento. Simone Cuccia muore nel 1894, all’età di 54 anni a Palermo.

Nicolò Figlia

Nato a Mezzojuso nel 1682, nel 1700 si trasferì a Chiesti, paese albanofono della Capitanata, dove ricoprì l’ufficio di Arciprete della chiesa di San Giorgio. In Sicilia fece ritorno nel 1727, chiamato nella diocesi di palermo dall’Arcivescovo Gasch. Tra il 1736 e il 1739 scrisse un importante Codice detto di Chiesti perché ritrovato lì nei primi del ‘900 dallo studioso arbresh di Calabria Michele Marchianò. Il Codice contiene una versione albanese della Dottrina Cristiana, i canti tradizionali del ciclo Canti della Vecchiaia, molte parafrasi di canti religiosi, una versione arbreshe di un lungo componimento del poeta monrealese Antonio Veneziano, i testi di tre poesie di  scrisse il breve ragguaglio della terra di Mezzojuso, nel quale viene ripresa la storia del suo comune natio e descrive le Chiese ivi edificate. Nel 1755 scrisse un Vajtim i Zonjæs Sh. Mæri Virgjæræ mbi mal t’Kalvarit, il cui manoscritto fu regalato dall’autore al sig. Antonio Elmi da Mezzojuso. Infine scrisse un’apologia del rito greco bizantino, che come tutte le altre opere, non è stata mai pubblicata.

Ignaziio Gattuso

Nacque il 18 Gennaio 1903 e scomparve il 30 Dicembre 1978. Funzionario della presidenza della regione siciliana collocatosi a riposo anzitempo si dedicò alla ricerca storica negli archivi, ricostruendo con precisi contorni: usi, costumi, avvenimenti e personaggi del suo paese natio. Ha lasciato una carrellata di immagini che formano un quadro unitario e completo della vita del paese di tanti anni fa. I suoi lavori hanno intenti prevalentemente scientifici e sono indirizzati sia ai mezzojusari che ad un pubblico più vasto di lettori in particolare agli etnografi. Fra le sue opere si ricordano: il Mastro di Campo, Mezzojuso nel ricordo delle vestigia, Un mazzolino di giorni , Due compagnie sotto la Brigna, Canti, giochi e leggende in Mezzojuso, I Corvino, Gli agrumi di Don Ercole.

Cristoforo Masi

Nacque a Mezzojuso il 10 Ottobre 1858. Interno al Seminario Italo-albanese di Palermo studiò al Liceo Vittorio Emanuele e poi si laureò in giurisprudenza. Divenne consigliere nell’ordine degli avvocati e procuratori della provvidenza di Palermo e in seguito fu eletto presidente. Rimase iscritto agli albi professionali fino alla fine, divenendo Decano del Foro di Palermo. Fu insignito di vari premi Cavallereschi e morì a Palermo il 2 Marzo 1948.

Giuseppe Perniciaro

Nacque nel 1907. Si formò al Pontificio Collegio Greco di Roma. Nel 1928 si laureò in teologia e l’anno dopo si specializzò in Scienze ecclesiastiche orientali. Nel 1938, giovanissimo, fu consacrato Vescovo ordinario dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.

 

Nicolò Figlia

Nicolò Figlia, nacque a Mezzojuso da Andrea e Caterina il 14 maggio 1693 e fu battezzato due giorni dopo coi nomi "Rosario e Nicolò". Laureatosi in S. Teologia, fu ordinato sacerdote a circa 25 anni e quasi subito, dietro invito del Marchese del Vasto Aquino ed Aragona, si trasferì a Chieuti in qualità di cappellano della Parrocchia di San Giorgio e dal 1724 la guidò in veste di Protopapàs. Nel 1727 ritorna a Mezzojuso dove venne eletto. Protopapàs della parrocchia di San Nicola di Mira. Sacerdote e amministratore eccellente, è apprezzato soprattutto per aver lasciato ai posteri documenti scritti col dialetto albanese parlato a Mezzojuso. Morì a Mezzojuso il 18 novembre 1769.

Tra le opere del Figlia spicca la Dottrina Cristiana del 1736 (conosciuto anche come Il Cristiano albanese), in albanese con traduzione siciliana, la quale si presenta sotto forma di dialogo tra il maestro-arciprete e un fanciullo. Ha scritto inoltre diversi canti e poesie in albanese e siciliano e un Breve ragguaglio della terra di Mezzojuso (1750), in italiano. Queste opere sono rimaste a lungo inedite racchiuse in un unico manoscritto che il Figlia lasciò a Chieuti, per questo motivo noto agli studiosi come Codice Chieutino, ma che successivamente Michele Marchianò scoprì e pubblicò all'interno di Canti popolari albanesi delle colonie d'Italia, identificando in esso uno dei più antichi e significativi manoscritti della storia culturale, linguistica e letteraria degli Albanesi d'Italia.

L'opera di Figlia deve considerarsi importantissima sia dal punto di vista storico, ma anche da quello catechistico e soprattutto letterario-albanologico: gli scritti del Figlia rappresentano gli unici esempi letterari scritti con la parlata albanese di Mezzojuso, e se si sommano con i pochi altri documenti, scritti col medesimo idioma, formano l'unica eredità scritta di tale lingua estintasi repentinamente nella prima metà del XIX secolo. In merito, Matteo Mandalà scrive riferendosi al [Codice Chieutino]: "...il documento, infatti, può essere studiato sia dal punto linguistico, essendo l'unica, e perciò preziosa, testimonianza della parlata arbëreshe di Mezzojuso che, come è noto, è scomparsa dalla prima metà del secolo scorso; sia da quello folklorico, essendo un manoscritto che contiene una delle prime e pressoché complete raccolte di canti tradizionali italo-albanesi; infine da quello letterario, contenendo interessanti parafrasi in arbëreshe di canti sacri siciliani ed italiani ed un apprezzabile numero di composizioni - per lo più a carattere religioso -, alcune ancora oggi inedite, di poeti siculo-albanesi vissuti nei secoli XVII e XVIII.

 

Enrico Cuccia 

 

Nato a Roma il 24 novembre 1907 da famiglia di origine di Mezzojuso. Dopo la laurea in legge entra all'Iri, distaccato presso la sede di Londra. Il primo incarico di rilievo è in Banca d'Italia (assunzione il 12 ottobre del '32) con la qualifica di «impiegato del servizio operazioni finanziarie e cambi con l'estero». Ha l'appoggio di Guido Jung, amico di famiglia e ministro tecnico delle finanze che lo inserisce nella delegazione italiana alla conferenza economica di Londra. Lo stesso Jung lo presenterà al futuro suocero Alberto Beneduce, creatore dell'Iri. Dal matrimonio con Idea Socialista nascono tre figli (Beniamino, Auretta Noemi e Silvia Lucia) tutti impegnati in campi diversi dalla finanza. Nel '37 viene inviato in Abissinia con la delega al «rilascio delle autorizzazioni per il trasferimento all'estero di divise e lire». Dietro tanta formalità c'è la necessità per il regime fascista di stroncare un traffico clandestino di valute gestito da funzionari corrotti e da un'amica del generale Rodolfo Graziani. Cuccia resiste alle minacce e viene ricevuto e personalmente ringraziato dal Duce. Gli anni successivi sono quelli della Comit, che non è solo la banca più conosciuta all'estero, ma anche punto di riferimento per l'opposizione. Lavora all'Ufficio studi della Comit, diretto da Ugo La Malfa. Antifascista, diventa pupillo del presidente della Comit Raffaele Mattioli. I rapporti tra il gruppo antifacsista milanese di Mattioli e gli antifascisti italiani che si erano rifugiati all'estero vengono affidati a lui, che utilizza nei suoi viaggi la copertura delle missioni di affari. Nel '42, con un regime ancora forte, Cuccia cura anche i contatti di La Malfa e Tino e del Partito d'Azione con l'ambasciatore americano a Lisbona e conosce nel lavoro clandestino Andrè Meyer banchiere della Lazard attivo nelle grandi piazze di Parigi e New York ed emissario della Resistenza francese. Contatti e credibilità importantissimi per l'immediato dopoguerra quando Cuccia assume un ruolo di crescente centralità. 
Cuccia segue poi tutta la storia dell'istituto Mediobanca di via Filodrammatici, fin dal settembre del '44 quando l'amministratore delegato della Comit Mattioli, propone «un ente specializzato per i cosiddetti finanziamenti a medio termine» e a cui avrebbero dovuto partecipare le banche d'interesse nazionale. E' un modo per superare i vincoli della legge bancaria del '36 e nello stesso tempo uno strumento per rilanciare le imprese e favorire la ricostruzione del paese. E' il 10 aprile del '46 quando viene costituita la nuova società dove Comit e Credit detengono il 35% e il Banco di Roma il 30%. Direttore generale viene nominato Enrico Cuccia, già molto amico di Mattioli e di tutto l'entourage del partito d'Azione (Ugo la Malfa e Adolfo Tino). 
Molti grandi affari delle imprese italiane, direttamente o indirettamente, sono passate dal secentesco palazzo dei Visconti-Ajmi da sempre sede di Mediobanca. L'istituto non è solo stanza di compensazione dei rapporti fra azionisti e imprese. Lo è anche nei rapporti politici, fra soggetti pubblici e privati, garante dei passaggi delicati nel capitale delle imprese. Ma nella storia del banchiere riservato e amante dell'arte ci sono anche scontri violenti: c'è la sua impronta nella scalata dell'Eni di Eugenio Cefis alla debole Montedison di Giorgio Valerio portata e termine sul mercato in sette mesi (febbraio-settembre '68). Operazione finanziaria di successo seguita da insuccessi industriali. Lo scontro, più tardi, è con Michele Sindona che, nei primi anni '70, cerca di sfondare in Foro Buonaparte via Bastogi, scalata e oggetto di opa. Mediobanca si oppone e per il finanziare di patti, protetto da una parte del mondo politico, è l'inizio del tracollo. Salta la banca privata italiana, viene ucciso l'avvocato Giorgio Ambrosoli che aveva cercato di chiarire le scatole cinesi della galassia Sindoniana, a Cuccia viene bruciata la porta di casa. Negli anni '80, quando Cuccia lascia la carica di amministratore delegato per raggiunti limiti di età, diventa più complesso il rapporto con il mondo politico e con il governo, con i socialisti ma anche con parte della dc. Non mancano i contrasti anche con Romano Prodi, presidente dell'Iri, o con l'ex presidente delle Generali, Cesare Merzagora. L'evoluzione dei mercati finanziari e il sogno di public company spingono Mario Schimberni, voluto in un primo tempo da Cuccia per risistemare la chimica, in operazioni «forti» per il capitalismo italiano e nelle scalate Bi-Invest-Fondiaria. A Cuccia tocca sempre più il ruolo di difesa dell'esistente. I conti con Raul Gardini, altro battitore libero indebolito dal progressivo indebitamento, verranno regolati più avanti con il deflagrare di Enimont. Quando per ridurre l'indebitamento il governo metterà sul mercato le quote di controllo di Comit e Credit a Mediobanca toccherà «giocare in difesa» cercando di guidare nuovi assetti societari tali da non mettere in discussione i propri assetti di controllo.  Lo sforzo verrà parzialmente ripagato. La dipendenza da Mediobanca si è affievolita anche in casa Fiat, Pirelli, Marzotto e nell'Olivetti pre-Telecom. Pur giocando in difesa Cuccia e l'amministratore delegato Vincenzo Maranghi contribuiscono a mandare in porto l'offerta pubblica su Telecom e l'offerta delle generali sull'Ina. Dopo aver di fatto investito il presidente della Rcs, Cesare Romiti, come suo successore, Cuccia nel '99 ingaggia una dura battaglia per il controllo della Comit: sfida da lui persa e vinta invece da Giovanni Bazoli di Banca Intesa. Muore a Milano il 23 giugno del 2000, all'età di 92 anni.

Nel novembre del 1942, quando i fondatori del Partito d'Azione (fra gli altri Ugo La Malfa, direttore dell'ufficio studi della Banca Commerciale, Ferruccio Parri e gli avvocati Adolfo e Sinibaldo Tino) decisero di inviare un messaggio al conte Carlo Sforza, già ministro italiano degli Esteri fino al 1921,esule negli Stati Uniti,  per fargli sapere la loro disponibilità a sostenere la sua candidatura a capo del governo italiano postbellico, decisero di affidare la lettera a Cuccia, allora funzionario della Banca Commerciale addetto alla sezione esteri, incarico che gli permetteva di disporre di un passaporto con il quale avrebbe raggiunto un paese neutrale come il Portogallo per mettersi in contatto con le autorità statunitensi. Per rendere più credibile il viaggio di Cuccia, Raffaele Mattioli, presidente della Commerciale, gli aveva affidato una missione finanziaria di copertura, per la quale l'arrivo a Lisbona si rendeva necessario per motivi tecnici. Per i contatti con gli americani, Cuccia si era dato lo pseudonimo di John Fowler (traducibile in Giovanni il cacciatore). Con un breve ritardo sulla data prevista, il 26 novembre '42 incontrò per la prima volta George Kennan, addetto all'ambasciata Usa di Lisbona. Cuccia fece rientro a Milano a fine dicembre '42 consegnando il messaggio di Sforza, che conteneva fra l'altro un invito ad escludere i comunisti da un eventuale governo, ai capi azionisti. 

 

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