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Palazzo Adriano ha il privilegio di conservare degli acquerelli di Houel che, rimasto colpito dagli abiti delle donne palazzesi volle immortalarli. Negli acquerelli sono ritratte le donne evidenziando i colori, le diversità degli abiti delle donne sposate, delle ragazzine e delle donne nubili. In questi abiti ci sono certamente almeno tre elementi riconducibili al mondo albanese o in generale balcanico: la “keza”, chiamata dall'autore “kefua” o “kajola”, lo “sqepi”e il brezi o “cintura d'argento”. Questi abiti tradizionali sfilano nelle occasioni importanti e per i cerimoniali ufficiali indossati dalle ragazze palazzesi. Anche Paolo Maria Parrino, Nicolò Chetta e Francesco Crispi hanno descritto i costumi albanesi in tutto il loro splendore. Grazie a loro è possibile riscoprire uno spaccato della vita sociale di Palazzo Adriano alla fine del ’700. Dalla fine del XIX sec. quei costumi subirono un lento ma inesorabile declino che stava affidando solo alla storia la loro esistenza. Ma nel 1998, grazie all’Amministrazione Comunale e agli studiosi del luogo, i costumi albanesi di Palazzo Adriano rinascono a nuova vita ed il loro recupero coincide con l’affermazione dell’identità del relativo popolo, ed è pegno del suo perpetuarsi. Quei costumi sono espressione di un tipo di civiltà e di stima della donna: dei costumi così ricchi, sfarzosi e artisticamente elaborati testimoniano la vita di una società ricca, colta e civilmente ben organizzata, che ha raggiunto un alto grado di espressione artistica, nel settore unica in Europa. La donna è il gioiello della casa. Si investono su di lei notevoli capitali di valenza sociale più che economica. D’altra parte la stessa necessità di indossare convenientemente simili abiti richiede un portamento composto e dignitoso come è testimoniato nella teoria delle vergini di “S. Vitale” a Ravenna.

 

 

L’abito della festa è di origine principesca bizantino-costantinopolitana. Risulta sfarzoso nella sua linearità e compostezza. Dice Houel “queste donne albanesi si vestono con grande sfarzo nei giorni di festa”. La gonna è di pura seta, ampia ed arricciata in vita. Su di essa corre un ricamo fatto di fili d’oro che lasciano un disegno morbido ed elegante. Gli stessi motivi floreali impreziosiscono sia il corpino, davanti e dietro, che le maniche. I ricami sono interamente fatti a mano. Sotto il corpino c’è una bianca camicia dall’ampio colletto adorno di merletti che, dopo aver lasciato un largo sbuffo sull’omero fuoriesce dai polsi mostrando dei fini merletti cascanti sulle mani. Sul capo c’è la “Kefua”, ricamata in oro e ricca di trine, dalla quale escono due veli perfilati da trine dorate che conferiscono al costume un elegante slancio maestoso; i veli scendono dietro fin quasi all’orlo della gonna per poi risalire sui fianchi fino alla cintura. La cintura in argento è costituita da borchie incise finemente che tengono nella parte centrale un medaglione recante l’effige di S. Nicola, patrono di Palazzo Adriano.

L’abito della donna sposata - Dalla capigliatura scendono due veli che passando sotto il mento, scendono fino al petto, passano dietro e risalgono morbidamente sugli avambracci. La gonna, di tessuto pregiato, di solito di colore pastello, è ampia ed arricciata in vita. E’ arricchita da trine dorate che formano gradevoli disegni impreziositi da pietre dure. Le maniche sono ornate da 4 fiocchi per simboleggiare le virtù che la donna deve possedere. Le spalle sono coperte da un ampio colletto ricamato e con i bordi adorni di merletti.

Costumi giornalieri 

 Questi costumi giornalieri pur mantenendo un ottimo livello di gusto e raffinatezza risultano anche comodi e pratici per sbrigare le faccende domestiche. In questo costume c’è la “Kefua” ma manca il velo sostituito per praticità, da una treccia di stoffa che scivola lungo le spalle. 

I MONUMENTI

 

PALAZZO MUNICIPALE (Ex Palazzo Dara) 

Presenta tutti i canoni del palazzetto settecentesco: arco di entrata, passaggio coperto dal quale si accede allo scalone, corte interna adornata da una fontana. Esso è stato acquistato dal Comune nel 1948 ad opera del Sindaco di allora.

 

FONTANA OTTAGONALE DEL 1600 

 

 

Posta nella piazza principale del paese risale al 1608. E' caratterizzata da una forma ottagonale. Oltre a dissetare per secoli la sua popolazione, con le sue lapidi conserva il ricordo degli amministratori che la costruirono e dell’assetto democratico da essi seguito che ha sempre contraddistinto la cittadina. Per la parte strutturale realizzata nel 1607 lavorarono i chiusesi Nicolò Gagliano e Vito Termini, zio e nipote, e per la parte decorativa costituita da un vaso con pigna scolpito con raffinato gusto barocco nel 1684 ha lavorato il burgitano Vito Lo Domino.

RUDERI DEL CASTELLO

 

 

Sul colle di S. Nicola si trovano i ruderi del Castello del sec. XVIII addossati ad un torrione di epoca federiciana (1230 circa). Attorno ad esso si è sviluppato alla fine del  XV Secolo il nucleo più antico di Palazzo Adriano. La cittadina fin dall'inizio, condusse un'aspra lotta per la difesa delle sue autonomie contro alcuni dei baroni che lo hanno abitato (Opezinghi e Notarbartolo). Oggi nel 2009 sono in corso i lavori di ultimazione del restauro folologico.

 

CHIESA M. SS. ASSUNTA

 

 

Appartiene al rito greco-bizantino. Fu costruita nel 1532 ed ampliata nel 1770. Questa chiesa è il Pantheon della comunità albanese di Palazzo Adriano: infatti vi si trovano le tombe di alcuni suoi figli illustri e le prime lapidi esistenti in lingua albanese di grande rilievo storico e culturale. Il tempio è a tre navate decorate con stucchi dorati. Vi si trovano delle tele eseguite tra il 1835 e il 1869 da Patania, Di Giovanni, Carta e Bagnasco, raffiguranti S. Marco Evangelista, S. Atanasio, S. Giovanni Crisostomo, S. Nicola, S. Antonio Abate e le Anime Sante del Purgatorio. Nell'abside domina un grande dipinto (m.3,24 x m.2,20) raffigurante Maria SS. Assunta, eseguito nel 1766 da Carlo Marsigli. Nel primo altare di destra troneggia la vara del Crocifisso fatta in legno pregiato, decorata e rivestita di lamine d’oro, scolpita dal celebre Marabitti nel 1639. L’esterno della Chiesa mostra nel prospetto principale e laterale due livelli diversi, il primo in tufo scolpito, il secondo più povero è in pietra calcarea. L’ampia scala semicircolare della facciata principale, in pietra calcarea, accanto alla parete della chiesa ha due falde di gradini di conci di tufo, “per permettere al re Ferdinando IV Borbone di arrivare a cavallo fino all'ingresso della chiesa”. Nella facciata laterale sono posti due orologi solari del 1793. Nel campanile si trova una grossa campana, tra le più grandi della Sicilia. La chiesa possiede artistici paramenti e pregevoli suppellettili sacre. Fino a qualche tempo addietro era presente una deposizione del corpo di Gesù dalla croce, opera dello Zoppo di Gangi, non più esistente. La chiesa greca di Palazzo Adriano nel XVI secolo era sotto il jius patronatus dell'Università di detta terra e dei magnifici giurati, i quali avevano fin dalle origini l'autorità di “eligere et creare et deputare li cappellani... et  attendere al governo della chiesa”. I Comunieri della Chiesa avevano l'obbligo di tramandare ai posteri i canti liturgici greco-albanesi e tenere viva la lingua albanese.

CHIESA SANTA MARIA DEL LUME

 

 

La chiesa Santa Maria del Lume di rito latino, fu edificata dal barone Schirò negli anni 1740/1746 sull’antica chiesa di S. Sebastiano. Anche alla sua costruzione ha contribuito la cittadinanza. Il prospetto principale è bello e maestoso, adornato da tre nicchie con le statue di S. Pietro, S. Paolo, e S. Michele Arcangelo. La Chiesa è stata disegnata da Francesco Ferrigno da Palermo. La torre campanaria è stata costruita nel 1751 e abbellita nel Novecento, con un orologio costruito dai Scibetta di Bisacquino. Le facciate laterali sono in pietra. L’interno del tempio è a tre navate con dodici colonne a due blocchi, gli altari laterali sono adornati con tele di grande valore artistico attribuite allo Zoppo di Gangi e alla scuola del Novelli. La volta è decorata da affreschi raffiguranti gli Apostoli, i quattro Evangelisti e i Profeti, mentre nell'abside troneggia il Cristo benedicente, realizzato dal Valenti. Entrando sulla sinistra si trovano gli altari di S. Biagio, S. Pasquale, Madonna del Riposo, S. Giuseppe, l'Immacolata, ex altare del Purgatorio e la sacrestia. Sul lato destro il Battistero, S. Michele Arcangelo, Addolorata, S. Antonio, S. Francesco e l'ex altare del SS. Sacramento.

 

CHIESA DI S. NICOLA

 

 

Fu costruita nel 1520 dagli Albanesi che hanno costruito la prima cittadella sotto il titolo di S. Marco e S. Nicolò. Col passare del tempo ha perduto l'antica denominazione e oggi è chiamata di S. Nicolò.
La facciata è di stile tardo medievale: tetto a campana, campanile e rosone centrale. Alla facciata della chiesa era addossato un Pronao che è andato distrutto in seguito al terremoto del 1968. Accanto alla chiesa sono state costruite le prime abitazioni. La volta è stata interamente affrescata da Francesco Lo Cascio da Chiusa Sclafani. L'interno è adorno di stucchi di notevole fattura ed è caratterizzato da una navata a botte. Addossati alla parete si trovano le statue in gesso degli Apostoli. Nell'abside si conservava un meraviglioso Crocifisso, portato, secondo una pia tradizione, dagli Albanesi dalla penisola balcanica. Il Crocifisso è posto in una “vara” di legno dorato magistralmente scolpita dallo scultore Benedetto Marabitti, nel 1639

CHIESA M. SS. DEL CARMELO
Sorta fuori dell’abitato come santuario greco-albanese dedicato alla SS. Annunziata, il 12 novembre 1561 fu affidata ad una comunità di Carmelitani i quali la tennero per circa un secolo, fino alla loro partenza. In essa i Latini potevano ricevere i sacramenti secondo il loro rito, così come facevano anche nella cappella del castello, prima della costruzione della chiesa dedicata alla Madonna del Lume. E' ad unica navata con un maestoso portale esterno, con colonne e capitelli corinzi. Ubicata in via xx settembre, ha un'ampia scalinata esterna. L’interno di questa chiesa è stato utilizzato per un anno per le riprese del film “Nuovo Cinema Paradiso”.

CHIESA DI S. ANTONIO
Si trova fuori paese. I Palazzesi vi si recano durante la tredicina dedicata all'omonimo santo. In passato vi si trovava un lazzaretto ed una cappella dedicata a S. Rocco. Di tale cappella rimane un dipinto di autore ignoto raffigurante S. Rocco custodito nella Chiesa del Lume.

 

SANTUARIO MADONNA DELLE GRAZIE

 

 

Su una dolce ed amena collina, non lontano dal centro abitato, c’è il Santuario della Madonna delle Grazie, la cui costruzione risalente al 1560 è legata ad una apparizione della Madonna ad una fanciulla di 6 anni alla quale Ella indicò l’esistenza di una Sua immagine che infatti si trovò dipinta a tempera su pietra e oggi si trova nell’abside della Chiesa. E’ il tipico santuario dedicato alla Madonna nel rito bizantino, situato fuori dall’abitato e luogo di pellegrinaggio. Fu costruito in sostituzione di quello del Carmelo, quando esso cominciò a rimanere inglobato nel centro abitato.

 

CHIESA MADONNA DELLA PIETA'
Fu costruita da F. Costa nel 1709. Piccola e semplice, custodisce una tela di autore ignoto raffigurante la Madonna del Rosario. Un affresco raffigurante la Crocifissione abbellisce la sacrestia.

CHIESA SAN GIOVANNI BATTISTA
E' di modeste dimensioni, costruita anch'essa dai Greco-Albanesi. Nell'abside vi si trova una tela ad olio (m.1,80 x 1,15) raffigurante S. Giovanni Battista eseguita nel 1965 da I. Bacile.

BIBLIOTECA COMUNALE - AVV. RAO E FRATELLI RAFTI

 

 

 


La Biblioteca Comunale di Palazzo Adriano, è stata istituita grazie al generoso gesto dell'Avv. Rao, il noto personaggio del film “un uomo in ginocchio” di Damiano Daminai. Molto legato al paese natio ha voluto in qualche modo farvi ritorno e, “… avendo manifestato più volte alla sorella Sig. ra Giuseppina, la sua ferma volontà che alla di lui morte tutti i libri della sua Biblioteca, i mobili e la casa fossero donati al Comune di Palazzo Adriano affinchè con gli uni e con gli altri istituisse una biblioteca da intitolarsi BIBLIOTECA ANDREA RAO E F.LLI RAFTI” ad uso degli studiosi. Ha un patrimonio complessivo, già catalogato, di oltre 15000 volumi. La sua sede è in via XX Settembre, 30, ex abitazione dell’Avv. Rao. Sono annesse alla Biblioteca Comunale il Museo geonaturalistico allestito nella sala antica del Palazzo Municipale nel quale sono esposti i calchi dei fossili del Permiano del Sosio e il Museo fotografico “Nuovo Cinema Paradiso”. In esso sono esposte oltre 200 foto riguardanti le scene del film. Sono inoltre annesse alla Biblioteca Comunale la Videoteca, l’Emeroteca, la Sezione per Ragazzi e la Sezione Storia  Locale.

LAVATOIO
Il lavatoio comunale di Palazzo Adriano è stato costruito nell'era fascista per volere del Duce Benito Mussolini. Nel 1938 il Duce venne a Palazzo Adriano in occasione dell'inaugurazione della Diga del Lago di Gammauta; visitò le sorgenti aperte di Fontana Grande e con molta meraviglia si accorse che le donne di Palazzo Adriano lavavano i panni messe in ginocchio, battendo la biancheria su pietre che fungevano da “stricatoi”. Tale visione lo spinse così a far realizzare la costruzione tuttora esistente.

EX STAZIONE FERROVIARIA
La stazione  ferroviaria di Palazzo Adriano è stata costruita negli anni 20 del secol scorso. Nel 1922 è stata inaugurata dall'On. Camillo Finocchiaro Aprile ed era un ramo di comunicazione importante con Palermo ed Agrigento. Nel 1953 è stata dichiarata “RAMO SECCO” e definitivamente abolita in  quanto improduttiva. Negli anni '80 gli spazi esterni dell'ex stazione, proprietà comunale, sono stati trasformati ed adibiti ad impianti sportivi e negli anni 90 è stata abbattuta la “TORRE” dell'acqua per la costruzione dei campetti sportivi. I locali dell'ex stazione sono stati acquistati dall'Amministrazione Comunale nel 2000. I lavori di restauro sono stati ultimati nel 2008.

PARCO DELLA RIMEMBRANZA O VILLA COMUNALE
L’attuale Parco della Rimembranza è anche detto Villa Comunale di Palazzo Adriano e si trova nel Viale Vittorio Veneto. Nel 1920, a seguito del conflitto mondiale del 1915/1918, per volere delle autorità comunali, iniziarono i lavori in quel terreno per costruire un parco della rimembranza in memoria dei palazzesi caduti in guerra. Nel Parco sono stati piantati 40 alberi, uno per ogni palazzese morto in guerra. Al tronco di ogni albero era legata la foto di ogni caduto che il tempo purtroppo ha rovinato e disperso.Ogni anno l’Amministrazione Comunale, in occasione della ricorrenza del 4 novembre fa celebrare la Santa Messa in questo Parco.

OSPEDALE REGINA MARGHERITA

Il Barone Dionisio Di Maggio, nel secolo scorso ,provvide alla costruzione del primo nucleo dell'ospedale che è uno dei più antichi casi di piccolo ospedale di provincia. Egli fu anche aiutato da altri come Gaspare Adrignola che lasciò all'ospedale la sua eredità e dall'indimenticabile Dott. Airale, Prof. all'Università di Palermo e dal palazzese Dott. Nicolò Arcuri, che dedicarono a quell'ospedale la loro opera e le loro cure gratuitamente. Il Dott. Rosolino Petrotta di Piana degli Albanesi facendo leva su questo ospedale di provincia, si propone prima di estendere l'assistenza sanitaria a tutte le colonie albanesi di Sicilia e poi, divenuto Assessore Regionale per la Sanità, organizzò la rete sanitaria regionale non solo nelle città ma anche in tanti piccoli centri di tutta l'isola. Il medico provinciale di quegli anni Dott. Di Grazia in una relazione tenuta all'Università nel 1985, durante un convegno di studi albanesi, pubblicata poi nei relativi atti, da persona addentro ai problemi quale era, raccontò che la rete sanitaria regionale cosi organizzata dal Petrotta fu poi presa ad esempio per la stessa organizzazione della rete sanitaria nazionale. L'ospedale di Palazzo Adriano non è un ospedale qualsiasi. Esso ha quindi un'importanza storico-sociale di influsso nazionale. Questo ospedale di provincia serve da filtro per evitare l’intasamento delle strutture maggiori, contribuisce a salvare tante vite umane, ed evita ai malati lunghe ed estenuanti attese. Oggi l’ospedale di Palazzo Adriano fa parte dell’USL 6, ha il reparto di Chirurgia, Medicina, Pediatria, Radiologia, Laboratorio di analisi, Pronto soccorso e uno staff medico e paramedico molto professionale. 

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