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Giovanni Emanuele Bidera 

 (Palazzo Adriano, 4 ottobre 1784 – Palermo, 8 aprile 1858) 

Figlio di Pietro Anastasio Bidera e Anna Dara, Emanuele nacque in una nobile famiglia siciliana di origine arbëreshë. In giovinezza abbracciò le idee liberali e nazionaliste e che il padre, per dissuaderlo, lo fece entrare nel Seminario greco-albanese di Palermo. All'età di diciotto anni, lasciò la casa paterna e si trasferì a Napoli dove iniziò a fare il pittore e il ritrattista prima di occuparsi di teatro. Fece di volta in volta lo scenografo, il costumista, l'attore, l'autore, il traduttore di commedie dal francese e poi l'impresario teatrale.

A partire dal 1828, iniziò a pubblicare, in fascicoli, il trattato L'arte di declamare. Nel 1830 fondò una scuola pubblica di dizione, la prima del genere a Napoli. A seguito della fama che lo raggiunse venne ingaggiato dall'impresario Domenico Barbaja, direttore del Teatro San Carlo, come insegnante di dizione e quindi come librettista ufficiale del teatro. È in questa veste che fornirà a Gaetano Donizetti i libretti di due opere: Gemma di Vergy e Marin Faliero. Successivamente scrisse per lui anche numerosi testi per romanze e canzoni come La conocchia, ispirata da una poesia siciliana di Giovanni Meli che era stato il suo maestro a Palermo.

Egli è particolarmente noto per aver scritto una guida turistica di Napoli e dei suoi dintorni: Passeggiata per Napoli e contorni (1844).

Verso la fine della sua vita fece ritorno a Palermo dove collaborò a Il Poligrafo.

Francesco Crispi  

 

(Ribera, 4 ottobre 1818 – Napoli, 11 agosto 1901)

 La famiglia di Francesco Crispi era originaria della cittadina di Palazzo Adriano; il nonno paterno di Crispi, anch’egli Francesco (1763-1837), era un prete del clero greco-ortodosso.

All’età di sei anni, forse cinque, Francesco, fu mandato presso una famiglia di Villafranca affinché ricevesse un’istruzione. Nel 1829, undicenne, entrò nel Seminario greco-albanese di Palermo, dove gli fu impartita una formazione prevalentemente classica e dove acquisì la passione per la storia. Rettore dell’istituto era Giuseppe Crispi (1781-1859) cugino di Tommaso e quindi zio di Francesco. Il ragazzo rimase in seminario fino al 1834 o al 1835, anno in cui, il padre, divenuto sindaco di Ribera, incontrava grosse difficoltà politiche, di salute e finanziarie.

Nello stesso periodo Francesco frequentò il poeta e medico Vincenzo Navarro la cui amicizia segnò la sua iniziazione al romanticismo. Nel 1835 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo e due anni dopo si innamorò di Rosina D’Angelo, la figlia di un orefice. Nonostante il divieto paterno, Crispi sposò Rosina nello stesso 1837, quando la giovane ventenne era già incinta. In maggio la moglie partorì e Crispi riuscì a ricucire i rapporti con la propria famiglia. La nascitura fu battezzata Giuseppa, come la nonna paterna. Fu un matrimonio breve. Rosina morì infatti il 29 luglio 1839, il giorno dopo aver dato alla luce il secondo figlio, Tommaso. Il bambino visse poche ore e nel dicembre dello stesso anno morì anche Giuseppa.

Fra il 1838 e il 1839 Crispi fondò un proprio giornale, L’Oreteo.Questa esperienza lo mise in contatto con una serie di personaggi politici fra cui il liberale napoletano Carlo Poerio. Già nel1842 Crispi scriveva della necessità di istruire i poveri, del danno procurato dalla eccessiva ricchezza della Chiesa e della necessità che tutti i cittadini, donne incluse, fossero uguali davanti alla legge.

Dopo aver superato l’esame finale con un “buono”, Francesco Crispi il 24 settembre 1843 ottenne la laurea in giurisprudenza e decise di tentare l’avvocatura a Napoli (città considerata più liberale di Palermo) dove risedette dal 1845 al 1848.

Nel 1846 l’elezione di papa Pio IX e i suoi primi provvedimenti liberali scatenarono un’ondata di euforiche attese. L’anno dopo il liberale siciliano Giovanni Raffaele, ricercato dalle autorità borboniche, prima di riparare a Marsiglia, affidò a Crispi il compito di fare da collegamento tra i capi liberali di Palermo e quelli di Napoli.

I tempi erano ormai maturi per una rivoluzione e il 20 dicembre 1847 Crispi fu inviato a Palermo con Salvatore Castiglia per prepararla. Nei dieci giorni successivi incontrò il principe Torremuzza (1812-1884), il principe Pandolfina, Rosolino Pilo e altri. Quando lasciò la Sicilia, il 31 dicembre, era stato raggiunto l’accordo: l’insurrezione sarebbe scoppiata il 12 gennaio, il giorno del compleanno di re Ferdinando II.

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