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La fondazione di Piana degli Albanesi risale al 1488, data in cui vennero firmati i Capitoli di fondazione tra un gruppo di profughi albanesi provenienti dall’Albania occupata dai turchi, e Nicolao Trulenchi, Governatore dell’Arcivescovato e Procuratore Generale del Card. D. Giovanni Borgia. Con l’atto, rogato dal notaio Altavilla, si concedevano agli albanesi due feudi, denominati Merku e Ainidyngli, e si stabilivano i patti della nuova colonizzazione.
Nell’atto definitivo di concessione del territorio, che contiene anche i Capitoli riguardanti il nuovo Comune, stipulato dal notaio Altavilla, il giorno 30 agosto VI Ind. 1488, si stabilì che, al termine di tre anni, gli Albanesi fossero tenuti a costruire le loro abitazioni e che entro quell’arco di tempo dovessero pagare al concedente la somma di onze 32 alla fine del mese di agosto di ogni anno. Trascorso tale termine, se il Trulenchi o i suoi successori avessero voluto rilasciare agli Albanesi i due feudi di Merku ed Ainidyngli, ogni anno gli albanesi erano tenuti a versare a questi la decima parte sui prodotti, erano inoltre esortati a macinare il loro frumento nei mulini della Diocesi stessa (in quelli dello Jato e del Malvello, ovvero in quelli di Monreale). Tra i loro oneri figurava anche il pagamento relativo agli erbaggi -ai padroni dei due feudi per il 1488- e quello delle gabelle in vigore a Monreale. Il Giustiziere di Monreale poteva esercitare il mero et mixto imperio, affinché, restassero sempre fermi ed illesi i diritti, le preminenze, le potestà ed i privilegi dell’Arcivescovo, "tam in spiritualibus quam in temporalibus".

 

 

 

 

Area Naturalistica

Area attrezzata e la "spiaggetta"

Sulla sponda nord, in prossimità della contrada Casalotto, è stata allestita, a cura del Dipartimento forestale di Palermo, un’area attrezzata alla quale si accede dalla strada Piana-Diga.
Nella sponda occidentale, in contrada Fusha, si trova invece uno spazio, pietroso e ghiaioso, comunemente chiamato "spiaggetta", anch’esso attrezzato per ospitare gitanti. In questa zona si svolgono anche varie attività sportive, quali gare di canoa e canottaggio.

 

Grotta del "Garrone" (o del Ladrone)

È una grotta abbastanza profonda, situata nella parte alta del sentiero che dalla chiesa dell’Odigitria porta sul versante occidentale del monte Pizzuta. Vi si accede attraverso una piccola apertura seguita da diversi e ampi antri, di cui l'ultimo contiene un piccolo laghetto di acqua gelida. Addentrandovisi incontriamo copiose stalattiti e stalagmiti; tale luogo per le sue caratteristiche richiama l'attenzione di speleologi e di escursionisti, nonchè di esperti in botanica in quanto all'interno si perpetuano felci rare come la lingua cervina e la scolopendria emionitide.

 

Honi

È un profondo burrone che si apre nel punto di congiunzione fra i monti Kumeta e Maganoce, a circa tre chilometri da Piana in direzione sud. Alla sua sommità è stata costruita negli anni ’20 la diga dalla quale prende forma e si estende il lago di Piana degli Albanesi.
Questo suggestivo luogo è al centro di numerose leggende popolari di spiriti e di fantasmi. nei pressi è possibile ammirare una cappelletta votiva dedicata al culto mariano denominata "Madonna della scala" poichè per accedervi bisogna percorrere una scalinata in pietra.


Lago

L’importante area naturalistica del lago di Piana degli Albanesi (310 ettari), dal punto di vista paesaggistico e turistico, costituisce, insieme alla lingua, al rito e ai costumi, uno degli elementi-simbolo di Piana degli Albanesi.
L’invaso, costruito nel 1923 con uno sbarramento del fiume Belice destro alla sommità del burrone denominato Honi, si estende su una superficie di 40 kmq ed è adibito ad uso idropotabile, agricolo e idroelettrico.
La diga, costruita tra i monti Maganoce e Kumeta, è stata la prima realizzata in Sicilia ed è del tipo a cavità in muratura di pietrame a secco sistemata a mano.
Nel 1960, per l’aumentata richiesta di energia elettrica, è stata costruita -a valle del lago- la nuova centrale di Guadalami. L’acqua dopo essere stata rilasciata nel serbatoio inferiore di Guadalami, durante le ore notturne viene pompata nuovamente nel lago di Piana degli Albanesi che ha una capacità totale di accumulazione pari a 32.000.000 di metri cubi.
Il nuovo impianto di Guadalami ha una potenza totale installata di 80.000 KW e una capacità di produzione media annua di 27 milioni di chilowattora, sufficienti al fabbisogno di circa 10.000 famiglie. La molteplicità degli usi determina frequenti dislivelli, legati particolarmente alle annate di siccità. Tali fenomeni si sono ulteriormente accentuati a seguito dell’installazione delle pompe di prelievo per l’acquedotto di Palermo.

 

Le Neviere

Fino agli inizi del ’900, nei mesi invernali più rigidi, quando nevicava abbondantemente, molti contadini di Piana, salivano sul monte Pizzuta a lavorare nelle Neviere, di proprietà del comune di Palermo, poste all’inizio del versante occidentale della montagna.
La neve, raccolta in buche scavate a imbuto, era compressa su vari livelli in corrispondenza dei quali veniva cosparso uno strato di paglia. Si trattava, infatti, di primitive fabbriche di ghiaccio; quest'ultimo veniva trasportato e in secundis venduto a Palermo. Naturalmente l’invenzione del ghiaccio artificiale avrebbe poi soppiantato le Neviere.

 

 

I monti

Piana degli Albanesi gode di una posizione geografica molto suggestiva,cui fanno da corona quattro imponenti montagne: Pizzuta, Kumeta, Maganoce, Xeravullti, le quali a loro volta creano una suggestiva cornice naturale al lago.

La Pizzuta, in direzione est-nord rispetto al paese, ha un fascino particolare per l’imponenza della sua conformazione orografica, nonché per la ricchezza della flora e della fauna. È possibile visitarla mediante diversi itinerari naturalistici che, partendo dalla chiesa rurale della Madonna Odigitria conducono fino alle sue vette, alla Grotta del Garrone, alle Neviere e a Portella della Ginestra.
Il monte Kumeta, posto in direzione sud-ovest, è un massiccio roccioso che custodisce numerosi fossili e presenta una vegetazione di muschi e di licheni. Nel prospetto rivolto verso Piana, la montagna riporta i segni, ancora molto visibili, lasciati dalle cave di marmo. Il materiale qui estratto, in alcune varietà di pregio, viene lavorato nelle segherie ed utilizzato per pavimentazioni e decorazioni di ogni genere (una tra tutte il primo colonnato della cattedrale di san Demetrio Megalomartire).

I toni cromatici vanno dal bianco fiorito, al rosa, al rosso Montecitorio così detto perché le colonne di Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento Nazionale a Roma, sono state realizzate con questo marmo.
Il Maganoce, situato a sud-est sul versante del lago, presenta una particolare forma a dorso d’elefante sormontata da un fitto bosco, meta prediletta di numerosi cercatori di funghi.
Accanto al monte Pizzuta, in direzione nord-est, lo Xeravulli chiude idealmente la "corona"; attraversato dal fiume Gjoni (che corre sotto il paese sfocia nel lago).

 

Oasi naturalistica

Nel marzo 1999, l’ENEL ha ceduto in comodato al WWF un’area del lago di Piana con consistenti presenze di vegetazione di interesse naturalistico.
Gli interventi dell’uomo nei secoli hanno notevolmente modificato la flora locale senza però riuscire a cancellare del tutto le significative tracce di sicuro pregio naturalistico e paesaggistico.
Ai bordi dello specchio d’acqua è rinvenibile la vegetazione delle paludi e degli stagni di acqua dolce e immediatamente verso l’interno, si trovano ricchi pascoli caratterizzati da praterie di graminacee perenni.
Varia e molto diffusa risulta poi la vegetazione arborea ed arbustiva. Sono presenti, in prossimità dei numerosi ruscelli che si riversano nel lago, il salice rosso e bianco e veri e propri boschetti di pioppo nero.
Nel periodo invernale, il clima mite lacustre favorisce la presenza di tante  specie di uccelli acquatici come: folaghe, cormorani, anatre, moriglioni, germani reali e in occasione delle migrazioni primaverili, codoni, marzaiole e alzavole.

Presenti tutto l’anno, a caccia di rane e di carpe, sono invece lo svasso maggiore, con il suo piumaggio bellissimo nel periodo riproduttivo, e l’airone cenerino.

Diffusissimo nei prati è il piccolo beccamoscino mentre le squillanti note dell’usignolo di fiume si odono in prossimità dei ruscelli.
Numerosa e varia è la presenza di passeriformi. La suggestiva corona di monti consente ammirare rapaci come: poiane, gheppi, falchi pellegrini, nibbi, aquile reali e, in periodo di migrazione, anche il maestoso falco pescatore. Infine c’è da registrare anche la presenza della testuggine palustre che depone le sue uova nelle sponde più sabbiose.
Il lago, ben inserito paesaggisticamente e pienamente visibile nelle varie sfaccettature da uno dei numerosi punti di osservazione più elevati della vallata, si allarga e si allunga in numerose anse che sono una delle principali componenti della sua bellezza e della sua forza di attrazione.


 

 

Sentieri Italia

Piana degli Albanesi rappresenta nel variegato panorama siciliano una rarità, soprattutto per le sue peculiarità culturali, storiche e ambientali.
Questo territorio è immerso in una ricca, composita e originale cornice che comprende il lago, i monti e le tipiche contrade rurali. Questi luoghi, oltre ad ospitare flora e fauna di sicuro interesse per la ricerca naturalistica, si prestano a molteplici attività sportive: escursionismo a piedi, cicloturismo, equiturismo, canoa, canottaggio, parapendio e birdwatching.
Queste caratteristiche hanno permesso l’inserimento di Piana degli Albanesi negli itinerari escursionistici denominati Sentieri Italia, che si propongono di stabilire un legame tra Sud e Nord d’Italia seguendo il filo conduttore delle antiche vie di comunicazione della montagna.

 

 

Area Archeologica

Necropoli tardo-romana

Gli scavi archeologici del 1988 effettuati dalla Soprintendenza di Palermo hanno fatto emergere, in contrada S. Agata, una necropoli tardo-romana. Il sito è ubicato a circa 35 km a sud di Palermo, tra Piana degli Albanesi ad ovest e la rocca di Marineo ad est, una zona centrale per i collegamenti tra la costa settentrionale e quella meridionale della Sicilia.
Le poche notizie storiche disponibili consentono di formulare l'ipotesi che la zona possa essere identificata con la statio di Pirama, luogo di sosta lungo l'asse viario interno tra Agrigentum-Panormus.
Le campagne di scavo, dirette dall'archeologa Caterina Greco, hanno permesso l'esplorazione dell'esteso cimitero sub divo. A valle della necropoli, è stato altresì identificato un insediamento che documenta come l'area fosse abitata, senza soluzione di continuità, dall'età ellenistica al medioevo.
Le tombe, a cassa litica di forma rettangolare o trapezoidale, sono ricavate nella tenera faglia marno-gessosa, propria della collina. Sui lati brevi, le sepolture sono rivestite da lastre infisse a coltello, sui lati lunghi da muretti formati da lastrine o piccoli blocchi quadrangolari e chiuse da un lastrone monolitico, ricavato dalla roccia di sfaldamento, sul quale era elevato un "tumulo" press'a poco rettangolare, costituito da una massicciata di grosse pietre cementata da malta biancastra, spessa fino a 70 centimetri.
Il rituale funerario è caratterizzato dalla presenza del corredo sempre deposto all'interno della tomba all'altezza della testa e delle spalle dell'inumato. Questa disposizione del corredo rispecchia una consuetudine praticata anche nel cristianesimo e largamente documentata in numerosi cimiteri sub divo ritrovati, tra i secc. IV e VI. in Sicilia.
Di norma il corredo è composto di tre o quattro oggetti: il bicchiere di vetro, la brocca in ceramica comune o anch'essa in vetro e infine la lucerna. A questi elementi talvolta se ne accompagnano altri come fibule, orecchini e bracciali.
I reperti – attualmente custoditi     nel Museo Regionale Archeologico di Marineo (PA) - nel 1991 sono stati esposti presso i locali del Museo Archeologico Regionale di Palermo Antonio Salinas, in occasione della mostra Di terra in terra.

 

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